giovedì, 09 marzo 2006, ore 16:58

Eccomi.
Il weekend romano è finito, e l'ho passato per buona parte insieme a quella banda di matti scatenati che compongono il fansclub di Vittorio Matteucci. Eravamo almeno settanta, tutti lì per lui,
a vedere quanto grande e bravo è. E lo è, accidenti se lo è!!! Eccoci tutti in foto:


 

 

 

 

Lo spettacolo. Parliamo dello spettacolo.
La storia è quella del libro di Bram Stoker, e quindi del film di Coppola, cambia notevolmente però il finale.
Il palcoscenico (mille metri quadri!) è chiuso da un drappo rosso fuoco, tutto il teatro è rosso fuoco (e in questo caso, decisamente perfetto!!!). Mi accomodo nella mia poltrona di tredicesima fila e aspetto, con ansia, che inizi la festa... ed ecco, dopo l'annuncio del cast e la solita raccomandazione di spegnere i cellulari: buio. Parte l'ouverture e il drappo cala di botto, trasformandosi in una scia rossa che serpeggia lungo una scalinata e scompare. Il rock della PFM (in questo primo brano viene fuori proprio tutto il loro inconfondibile sound) ci avvolge mentre in scena compaiono Mina e Dracula, che attraversano il palco con passo lento e sguardo fisso, ieratici, così come i ballerini. La scena è praticamente il Tower Bridge di Londra con dietro una scalinata e vari archi che un sapiente gioco di luci trasforma nel castello di Dracula. I primi personaggi in scena sono Jonathan e Mina, che si cantano il reciproco amore in una Londra d'antan, entrambi d'azzurro vestiti e dello stesso azzurro circonfusi. Le voci sono eccellenti. E poi ... poi entra in scena LUI, Dracula, Vittorio.
Le prime parole che pronuncia sono IO RISORGERO': cantate a pieni polmoni dalla sua voce baritonale. E da lì, signori, faccio fatica a riprendermi! Non vi racconto tutto per filo e per segno (non sarei in grado, tra l'altro).

Vi presento i personaggi e interpreti:
Dracula, Vittorio Matteucci: non ho più parole per definirlo. Una voce potente e possente, calda e suadente, sempre all’altezza della situazione; presenza scenica assoluta, un vampiro che non fa mai paura ma piuttosto tenerezza per il grande amore che l’ha condotto nelle tenebre anziché nella luce;
Mina, Sabrina de Siena: bravissima, voce limpida e presenza scenica all’altezza. Forse anche troppo “rigida” in alcuni momenti ma perfetta nel rendere la sua doppia identità: in azzurro intenso è Mina, fidanzata fedele e coraggiosa di Jonathan, in nero e con diadema diventa Elisabeth, principessa transilvana unico perduto amore del conte Vlad.
Jonathan, Davide Benedetti: una parte non grandissima, ma questo giovane dalla bella voce melodiosa e d’azzurro vestito rende molto bene la perdita dell’innocenza di un bravo ragazzo che scopre un mondo intero che vive nella tenebra, fatto di amore, morte, sensualità e sangue che gli porterà via il suo grande amore.
Lucy, Maria Grazia di Valentino: fasciata di fucsia con boccoli biondi, una specie di Jessica Rabbit dalla voce potente e con la giusta sensualità in scena. Bravissima perfino nella morte col paletto di frassino.
Renfield, Fabio Privitera: Favoloso. Subito dopo Dracula, il mio preferito in assoluto! Infagottato in una camicia di forza sbrilluccicante che nemmeno i Rockets negli anni ’80, salta, balla, urla e canta benissimo durante tutta l’opera. Il pazzo più credibile che abbia mai visto. E anche molto molto carino ;-)
Seward, Max Corfini: professore illustre che finisce per impazzire; gran bella voce e perfetta gestualità. Anche una gran bella persona. Van Helsing, Giò Tortorelli: personaggio molto marginale rispetto al libro e al film, tuttavia ha un ruolo importante per capire le trasformazioni che intervengono nei protagonisti. La voce è all’altezza delle altre, e anche la presenza scenica. Particolare la scelta del costume che rende perfettamente il dualismo di tutta l’opera, la contrapposizione tra il male e il bene, tra le tenebre e la luce, tra la morte e l’amore.
Un corpo di ballo di 28 elementi, tutti tutti bravissimi. Ballerini, acrobati, fingono anche i cori. Camminano, ballano, vestiti di rosso e di nero, dal tango al rock, accompagnano e sottolineano i momenti salienti della storia. Il regista Alfredo Arias ha utilizzato tutto ciò che poteva diventare simbolo: dai costumi ai colori, alle luci, alle scene. Credo che vedendo più volte l’opera si possano cogliere tanti piccoli particolari che nascondono un significato. L'impatto, comunque, è senz'altro da togliere il fiato.
Le cose che non mi sono piaciute … sono proprio poche. Un pezzo che sembra uguale uguale a un pezzo di Jesus Christ Superstar; il fatto che a volte la musica coprisse le voci rendendo difficile capire i testi (visto anche che non c’erano ancora i programmi di sala) e che forse - per  chi non ha bene presente la storia - crea un po' di confusione. Ma magari creerà tanta voglia di tornare a vederlo.  Infatti io l'ho visto ben due volte in due giorni: finchè c'ero, a Roma, meglio approfittare. E se potessi tornerei anche subito! 
La storia non ve la racconto proprio. Potete leggere Bram Stoker, poi vedervi il film di Coppola (con lo strafigo Gary Oldman) e poi andare a Roma, al GranTeatro, e vedervi quello strafigo di Vittorio Matteucci che urla …. Il sangue è vitaaaaaa !!!

Ieri molte tv erano in teatro, infatti oggi è passato un servizio bellissimo al tg2 delle 13,00. Visibile anche su www.raiclick.it, per i più curiosi. Ovviamente potete anche fare un giro su www.vittoriomatteucci.it. Il sito ufficiale  dello spettacolo è www.draculaoperarock.it .

E ora vi posto i saluti finali:





Seventhwave
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