"Non so perché siamo qui", scrive il filosofo Ludwig Wittgenstein, "ma sono abbastanza sicuro che non è per divertirci". Questo sentimento è in netto contrasto con quello del poeta Robert Bly, che ha curato un libro di poesie sacre intitolato The soul is here for its own joy (L'anima è qui per la sua gioia). Quale delle due strade intendi seguire, Pesci? Sei a un bivio e la direzione che sceglierai condizionerà il tuo destino per molto tempo.
Ecco, l'oroscopo preferito dalle mie compagne di blog mi chiede di scegliere. Ma dovrebbe sapere, caro astrologo, che essendo appunto dei Pesci, io ODIO scegliere. Perchè penso sempre di fare la scelta sbagliata. E in questi ultimi tempi mi sembra tutto sbagliato, dentro e fuori di me. Oggi poi, non ne parliamo proprio ... rimando la scelta. Come sempre. Rimandare mi viene bene. Facile. E lo so che prima o poi devi farci i conti, però. Non oggi, non qui, non ora. Lasciatemi struzzare, ancora una volta. Corro verso la sabbia.
E beh, si, ieri volevo scrivere un post sull'arrivo ufficiale della Primavera, che a dire il vero qua non si è presentata splendida come sa fare. Però ieri è stata una giornata di corsa e non ho fatto in tempo. Oggi però piove. Si può scrivere un post sulla Primavera mentre fuori piove ed è grigio come un pomeriggio di novembre???
Meno male che ieri, a Costa Rei, mi sono fatta una bella passeggiata sulla spiaggia e non solo, a guardare tutte ste case ancora chiuse, coi giardini incolti e invasi da trifoglio e acetosella, e sono riuscita anche a trovare una fresia: il mio fiore preferito, quello che ha il vero profumo di primavera. Ora è qua, piccola e gialla, accanto a me e al pc, e nonostante il grigio fuori il suo profumo fa Primavera. Non posso farvi sentire il profumo, ma vi regalo una foto. Buona Primavera, dunque. Dovunque si sia nascosta. Tanto prima o poi arriva..... 
Non sono superstiziosa; magari un po' scaramantica. Non sono mai stata nè fortunata nè sfigata, piuttosto direi che manco fortemente di tempismo. I gatti neri li adoro, poi, non potrei mai tacciarli di portar male. E perciò questo venerdì 17 non mi ha minimante allarmata; anzi, chissà perchè mi aspettavo belle cose. E le ho avute. Di quelle piccole cose che fanno andare meglio la vita. La mattina non prometteva bene : mi son svegliata con un vago mal di testa (mi sa che la sinusite mi ha punito per la passeggiata di ieri "a ripa di mare" per dirla con Montalbano; c'era il sole ma l'umidità pure!!). Il pomeriggio è andato decisamente meglio: alle cinque appuntamento mensile dalla mia guru della dieta, la favolosa tedesca che mi ha fatto un sacco di complimenti (pravissima!! molto bene!), ho perso altri tre chili e svariati centimetri. Dopo questa botta di felicità, sono andata a teatro a comprarmi il biglietto per il prossimo mercoledì, per un concerto che penso sarà favoloso: Paolo Fresu e la Kocani Orkestar. Che il giorno prima saranno a Roma, per chi si trova da quelle parti, questo è il link . Compiuto l'acquisto (nonostante i vaffanculo del mio bancomat) ho passeggiato per le vie del centro per fare un po' di orario prima di arrivare alla Libreria Tiziano, dove Nino Nonnis presentava il libro di Francesco Abate, Getsemani. Libro che non
ho ancora letto, ma sono molto curiosa. La presentazione del libro è stata in perfetto stile NN (Nino Nonnis): raccontare qualcosa del libro, qualcosa dell'autore ma in maniera molto spiritosa, molto reale col solito contorno di battute e aneddoti in/su Cagliari e i suoi personaggi. Un assaggio che mi ha fatto venire ancora più voglia di leggere il libro e di parlare un po' con l'autore. Che la prossima settimana sarà anche ospite del "mio" Circolo dei Lettori, quindi avrò modo di approfondire .... E' stata anche un'occasione per rivedere alcune persone che mi piacciono, e in conclusione di serata sono andata a mangiare una pizza con alcuni amici, di quelli di vecchia data. Di quelli che non vedi spesso ma è come se. Di quelli che sanno e che capiscono. Di quelli che è sempre una buona occasione per. Una pizza e, con grande soddisfazione, un bel peccato di gola: una panna cotta col caramello che non me ne ricordavo nemmeno più ...
E per chi passa di qua, lascio un regalo: una canzone bellissima scritta da Carol King e portata al successo anche da James Taylor. E per me da Vittorio Matteucci. Si chiama "You've got a friend". Per i poco anglofoni, aggiungo la traduzione.
When you're down and troubled
and you need a helping hand
and nothing, whoa, nothing is going right.
Close your eyes and think of me and soon I will be there
to brighten up even your darkest nights.
You just call out my name, and you know where ever I am
I'll come running to see you again.
Winter, spring, summer, or fall,
all you have to do is call and I'll be there, yeah, yeah,
you've got a friend.
If the sky above you should turn dark and full of clouds
and that old north wind should begin to blow,
keep your head together and call my name out loud.
Soon I will be knocking upon your door.
You just call out my name, and you know where ever I am
I'll come running to see you again.
Winter, spring, summer, or fall
all you have to do is call and I'll be there.
Hey, ain't it good to know that you've got a friend?
People can be so cold.
They'll hurt you and desert you.
Well, they'll take your soul if you let them,
oh yeah, but don't you let them.
You just call out my name, and you know where ever I am
I'll come running to see you again.
Winter, spring, summer, or fall,
all you have to do is call, Lord, I'll be there, yeah, yeah,
you've got a friend. You've got a friend.
Ain't it good to know you've got a friend.
Ain't it good to know you've got a friend.
Oh, yeah, yeah, you've got a friend
traduzione, di Rosie medesima:
Quando sei giù, nei guai
E hai bisogno di una mano
E nulla, ma nulla va per il verso giusto
Chiudi gli occhi e pensami, e sarò subito là
Per illuminare le tue notti più scure
Basta che chiami il mio nome e sai che dovunque io sia
Verrò di corsa a rivederti
Inverno, primavera, estate, autunno
Tutto ciò che devi fare è chiamarmi e io arriverò, si
Si, hai un amico.
Se il cielo sopra di te diventa scuro e si riempie di nuvole
E il solito vento del nord comincia a soffiare
Tieni la testa a posto e chiama forte il mio nome
Presto starò bussando alla tua porta
Basta che chiami il mio nome e sai che dovunque io sia
Verrò di corsa a rivederti
Inverno, primavera, estate, autunno
Tutto ciò che devi fare è chiamarmi e io arriverò
Hei, non è bello sapere che hai un amico?
La gente può essere così fredda
Farti male e lasciarti solo
Ti ruberanno l’anima se glielo permetterai ,
Oh sì, ma tu non permetterglielo
Basta che chiami il mio nome .... )
Posso offrirvi un bicchiere di rosso, di quelli buoni? Che so, un Cagnulari. Un Korem. Un Nero d'Avola. Giusto per festeggiare: è il mio compleanno!!
Come ha detto una mia amica, è l'ultima volta che festeggio i trenta, quindi .... magari salto la torta (dieta, sempre dieta!) ma il vino no!
Brindo e brinderò: alla primavera, alle novità che bramo, all'amore che non so dove sia, agli amici che son sempre troppo pochi, alla vita che nonostante tutto è bella. E voglio brindare anche sul blog e col blog. Quindi, a chi passa di qua oggi: please bevete con me e lasciatemi il vostro "brindisi". A cent'annus cun saludi e trigu
un sabato di freddo intenso, pioggia e poco azzurro nel cielo; voglia di far niente e pomeriggio passato in pigiama davanti al pc. Poi, prima di intristirmi del tutto, ho deciso di uscire. Alle sette era prevista la presentazione del nuovo libro di Francesco Abate, giornalista e dj della mia città "Getsemani". E poi in un teatrino là vicino c'era una performance di Joe Perrino, al secolo
Nicola Macciò, musicista e cantante. La presentazione non l'ho vista, sono arrivata in ritardo e il cinema che la ospitava era letteralmente strapieno; dopo pochi minuti nel foyer a salutare un po' di facce conosciute ho deciso di abbandonare il campo. Per ammazzare l'attesa dello spettacolo di Nicola, ho fatto due passi (rischiando il congelamento), comprato due quotidiani (mi mancavano solo quelli per completare il giro di recensioni di Dracula. La malattia mi ha preso completamente, manco mi avesse davvero morso coi suoi affascinantissimi canini .... ). Poi mi son seduta a un tavolino dello sciccosissimo "Codice 5" dove ho bevuto un the arancia e cannella e mangiato una proibitissima fetta di torta al cioccolato. Ho letto la recensione, poi sono uscita e ho fumato una sigaretta avviandomi al teatro club. Ho aspettato per un quarto d'ora (la mia sinusite si lamenta a gran voce) che arrivassero due amici, e finalmente ci siamo accomodati. Il teatro è piccolissimo, un po' sgarrupato. Di quelli che si capisce che son mandati avanti senza soldi ma con moltissima passione. Promette bene. Dopo breve attesa, si apre il polveroso sipario color oro sbiadito, e sul palcoscenico si materializzano un pianista con pianoforte mezza coda nero scintillante, un bassista basso coi baffi, un divano rosso fuoco con schienale asimmetrico. Entra in scena il protagonista: Nicola/Joe in pigiama grigio argento di raso a righe, aperto su canotta nera da cui fanno capolino i suoi famosi tatuaggi. Capello lungo, qualche orecchino, pizzetto d'ordinanza, gli occhi più espressivi che mai. Passeggia sul palco, si siede sul divano, poi si alza e passeggia di nuovo mentre racconta un monologo inframezzato dalle sue canzoni. La storia è quella di un uomo qualunque, impiegato delle poste, che un bel giorno, stufo di subìre gli sfoghi degli "utenti" che si lamentano con lui per le bollette sempre più care e per le code sempre più lunghe e per i terminali-di-ultima-generazione che però puntualmente si bloccano, si fa licenziare dopo aver preso a calci nel culo l'ennesima cliente-bellona arrogante e maleducata. Molla la macchina in mezzo al traffico e cammina a piedi per le strade annusando la primavera e il cielo azzurro. Torna a casa felice e grondante libertà riconquistata, ma ovviamente sua moglie non apprezza il gesto. E nel giro di poco tempo lo molla portandosi via i figli. Mondino, questo il suo nome, si rifugia nel suo avvolgente divano, comodo comodo, al riparo tra le mura della sua casa; come unica finestra sul mondo, la tv. Le canzoni di Nicola sono bellissime, linguaggio semplice ma con brillanti fraseggi poetici, la sua voce roca il giusto, da rocker consumato in versione acustica (e si sente che cantare è il suo mestiere), e scandiscono il racconto di questa vita ritrovata in cui c'è spazio anche per le grandi domande, per la ricerca di un Dio che nei suoi sogni ha l'aspetto dell'orsacchiotto di pezza del suo io-bambino in dimensioni però esagerate. Dopo aver cercato di recuperare la socialità in una classica serata pizza-drink nei soliti locali, in cui ritrova i vecchi amici e i generosi barman, e si ritrova ancora e di nuovo solo e disilluso, decide è meglio, molto meglio, stare a casa. Al sicuro tra mura amiche, sull'amico divano, al riparo da ogni male e dai mali del mondo.
La conclusione, a sorpresa, vede il protagonista che in uno strip al contrario toglie il pigiama e indossa un abito scuro, per rivelarci che alla fine un altro lavoro l'aveva cercato. E trovato. Ora, vende divani....
Ho trovato lo spettacolo davvero molto bello. Le canzoni sono tutte belle e intense, non mi hanno convinto del tutto invece i recitati di collegamento. Alcuni spunti andavano, secondo me, approfonditi e magari curati di più nel lessico (sono fissata con le parole, io!). Però splendida la scelta dell'argomento, lo sviluppo e l'idea originale per parlare di un disagio e di un malessere molto attuali. E davvero una bella presenza scenica di Joe Perrino. Bravo!